materia
acqua
Luce
g'05

Photography

Nulla avrebbe potuto riassumere, in modo migliore, i contenuti e le finalità dell'opera artistica di Edgardo Ratti, pittore gambarognese al quale GambarognoArte ha voluto riservare questa edizione.
A differenza delle precedenti edizioni, si è voluto riservare questa unicamente a lui, Edgardo, in segno di omaggio e di riconoscenza per l'intensa attività artistico-culturale svolta per decenni, sia attraverso le mostre internazioni di sculture all'aperto di Vira Gambarogno di cui è sempre stato l'ideatore e l'organizzatore, sia attraverso altre disparate iniziative che sempre hanno potuto contare sul suo entusiasmo e le sue competenze.

Fernando Gaja
fu presidente GambarognoArte

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Omaggio
a Edgardo Ratti


Non sorprende se oggi, a quasi quarant'anni dalla prima edizione nel 1968 delle Mostre internazionali di scultura all'aperto, Edgardo Ratti, il suo infaticabile regista, riceve un tributo così significativo come una mostra di sue opere scultoree e pittoriche, in un'esposizione che abbraccia idealmente tutto il Gambarogno, da Vira, a Magadino, a San Nazzaro.
Tutta la comunità ha così la possibilità di accostarsi alle sue opere e alle sensazioni che esse sprigionano.
Un tributo doveroso a questo nostro artista ottuagenario, ma più che mai dinamico e instancabile operatore culturale, a cui si aggiunge il nostro sincero apprezzamento

Gabriele Gendotti
Consigliere di Stato
Direttore del dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport 
Repubblica e Cantone Ticino
2005


La struttura di questa edizione


A differenza di tutte le precedenti, il nostro artista è prevalentemente un pittore oltre che uno scultore, per questo motivo la struttura dell'esposizione ha dovuto leggermente modificare le sue abitudini.

A Magadino, all'interno del Palazzo Bonzanigo, a Vira nella casa della scuola dell'infanzia e a San Nazzaro nella sede della biblioteca comunale, sono state esposte le opere pittoriche di Edgardo, divise secondo le sue direttive, e secondo i periodi che per lui rappresentavano.
Le sue sculture sono invece, state disseminate nelle viuzze dei luoghi preposti all'esposizione, come d'usanza con ogni altro artista prima di lui.

Il sorriso di un artista che non cerca e non trova niente

Photography

Una casa dell'arte. Un luogo a parte, dalle prospettive sorprenderti, dagli spazi che si aggregano gli uni agli altri secondo la logica-non-logica della fantasia.
Scenografia, certo, poiché l'ambito è simbolico.
Tuttavia il luogo è reale, percorribile, da scoprire secondo percorsi liberi, che ognuno può inventare a suo grado.
Coronato da balaustre timpani cornicioni figurati, movimentato da scale terrazze vani inattesi, l'edificio è pernsato per esaltare la luce e i colori della luce rifratti attraverso le vetrate incastonate come gemme nelle parteti. 
Edgardo Ratti, ha dovuto rassegnarsi a non vedere concretizzata la sua opera. Per il momento almeno. 
Nell'occasione di questa retrospettiva la sua "casa dell'arte" avrebbe rappresentato, in un certo senso, il coronamento di tutta la sua ricerda in forma di dono opperto dall'artista a tutti i suoi estimatori e in particolare ai suoi conterranei. 
Il costante pensiero agli "altri", ai possibili fruitori del suo lavoro - ossia, alla società- nell'imperativo di "non vendere moneta falsa", la necessità di non ingannare se stesso: sono stati questi i principi che hanno guidato Ratti nella sua attività artistica.

Testo tratto dal catalogo ufficiale
Maria Will
Critica d'arte

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Nel 2002, in occasione della mostra personale presso la Casa Cavalier Pellanda a Biasca, Edgardo Ratti disse di essere nato molto tempo fa. Io sono nato esattamente vent'anni dopo; l'ho quindi seguito a una generazione di distanza. 
Chiamato a redigere queste righe sul sunnominato, ho cercato di ricordare quale fu il mio primo contatto con lui.
Mi è allora tornata in mente una festa del Primo Agosto che, secondo tradizione, si teneva ogni anno al lido di San Nazzaro, dove allora abitavo. 
Ero ancora un bimbo che frequentava le prime classi elementari. Mio padre che mi accompagnava mi disse, ricordo benissimo, additando un giovane che ballava: quegli è Edgardo Ratti. Quel giovane, non ancora trentenne, non poteva senza motivo essere designato a un adolescente: egli doveva avere un destino non comune.

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Ho poi ritrovato Edgardo Ratti in veste di insegnante di disegno al Ginnasio di Bellinzona; egli divenne allora per me il Professore. Non posso scordare come egli si impegnasse a cercare di inclulcare a me e ai miei condiscepoli i rudimenti dell'arte.
Per quel che mi concerne, ritengo che i suoi sforzi sono stati completamente vani quando si noti che ho poi continuato, lasciando il Ginnasio, ad interessarmi a quanto egli proponeva a livello artistico, opere sue o di altri artisti, nel Gambarogno. 

Tanti Gambarognesi, come me fieri del nostro artista, avrebbero potuto redigere queste righe. Al caro Edgardoo Ratti, al caro Professore, il Gambarogno deve molto. A nome della nostra comunità di cuore lo ringrazio. Non posso che formulare l'augurio che in un futuro ancora lontano, in occasione di una sua nuova mostra, egli possa dirci di essere nato molto tempo fa.

Estratto dal catalogo G'05
Aldo Borella
Presidente del Tribunale Federale delle Assicurazioni
Lucerna

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Da un palcoscenico di luce

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C'è sempre stato qualche cosa di misterioso nel rapporto tra Edgardo Ratti e il mondo dell'arte. Qualcosa senza misura che attraversa la compostezza dell'uomo e la sua costante capacità di riconciliarsi con la vita che non concede sconti al suo impegno. Senza mezze misure è l'amotre per la Riviera del Gambarogno, una regione che vive con il passato negli occhi e con le cicatrici ingerte dell'uomo nell'immediato dopoguerra per agevolare il transito degli automezzi. Lo sventramento di Vira (1951), in particolare, ha scosso la sua sensibilità e ha accesi in lui il desiderio del rscatto: quello della conservazione e della rivalutazione che borbotta su tutto, che lascia spazio anche a un po' di cinisco, ma sono questi i suoi "difetti" a renderlo vivo, attraente, inimitabile. Le piazzette che ancora raccontano storie antiche di pescatori, il sagrato che fa bagni di luce appena il sole si dà una mossa nell'azzirro frastagliato, gli anfratti anneriti delle stagioni, le stradine assetate che si tuffano nel Verbano, fonmano un palcoscenico a cielo aperto di grande fascino, ma privo di attori. Edgaro Ratti, spunto dal desiderio di calcarlo (come organizzatore e come attore) non resiste alla tentatazione di fare qualcosa di grande. 

Diego Invernizzi
Giornalista

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Biografia
Nato a Serocca d'Agno il 6 ottobre 1925 da sempre vive nel Gambarogno. 
Dopo il ginnasio cantonale a Bellinzona frequenta la Scuola Normale di disegno a Friborgo e in seguito frequenta l'Accademia di Belle arti di Brera a Milano. Dal 1964 al 1968 frequenta corsi di perfezionamento a Parigi, Praga e Londra. 
È stato docente di disegno al Ginnasio di Bellinzona. 
Innumerevoli sono state le sue esposizioni e lavori artistici eseguiti in loco, sia in Svizzera che all'estero. 
È morto a Vira Gambarogno nel luglio del 2018, nella sua casa, circondato dalla sua famiglia.

Citazioni


"...osare per poter fare. Osare, anche se in passato vi furono forti venti contrari perché anche in questo nostro apese la cultura potesse avere quel ruolo trascinatore che le è proprio. Osare per arrivare a sentirsi dire unanimamente, oggi,: "al gh'era rason". Non deve scusarsi per nulla, Ratti. Semmai ve ne sono altri, ed io primo gratutti, che devono farlo. Anche questo è frutto di una lezione del professore che, sui banchi di scuola (o, forse, proprio perché quei banchi li vedevamo poco, intenti com'eravamo a scoprire le testimonianze del passato fuori dalle aule) ci insegnò a capire l'arte. Grazie Edgardo!"
Prof. Roberto Gasparoli

"... di Ratti ci colpisce anche una versatilità che ce l'ha fatto apprezzare mosaicista e artista vetraio, affrescatore e scultore in pietra, in legno ed in ferro, ma soprattutto pittore e a volte a scapito di un'immagine unitaria del suo operare... Ratti ci riporta alla terra, alle origini della vita, nell'elemento da cui tutto ha avuto inizio... Ci invita ad un'immersione nel profondo per poi indicarci il modo di risalire alla luce e alle cose di tutti i giorni."
Gualtiero Schönenberger, critico d'arte

"Edgardo.... cittadino!
Perché il punto esclamativo?
Perché fra la moltitudine di cittadini vi è, ed è giusto che sia così, qualche recalcitrante. 
Cioè quel tipo di cittadino che ha tutte le caratteristiche del cittadino per eccellenza (passivo quando è necessario e attivo quando pure è necessario) ma che, a seconda dei momenti e delle contingenze, alza il "paletto". Alza il paletto per dire la sua, nuda e cruda. 
Il cittadino "Edgardo" è proprio qui.
Eros Ratti